Con zazen, dice il maestro Dōgen, si esiste senza aggiungere niente altro, coincidendo perfettamente con la vita nel suo aspetto fondamentale, in una forma ridotta all’essenziale. Questo zazen è la manifestazione che già viviamo pienamente la vera vita. Zazen non significa imparare ad essere un essere umano. Zazen significa smettere di essere un essere umano. “Non bisognerebbe sprecare il nostro tempo con creature così idiote come gli esseri umani – diceva Sawaki. Solo nello zazen si può essere se stessi e solo se stessi. Zazen significa crearsi la propria vita, significa svegliarsi dalla stupidità collettiva (…) La forma più elevata di cultura: fare semplicemente zazen”.

Lo zazen è il “luogo” in cui veniamo restituiti alla nostra natura più essenziale. E poiché gli esseri umani sono strutture complesse, per tentare di realizzare la propria natura essenziale hanno bisogno di riconfigurare costantemente le proprie connessioni attraverso specifiche esperienze di tipo educativo, di sottoporsi cioè ad un addestramento sistematico: zazen.

Lo zazen è vivere la propria vita senza aggiungere niente, coincidendo perfettamente con la vita nel suo aspetto fondamentale. Zazen è l’ingresso del vivere l’esistenza del proprio vero essere in una forma ridotta all’essenziale. Questo zazen è la manifestazione che già viviamo pienamente la vera vita dell’essere.

Essere e divenire si realizzano simultaneamente con la pratica dello zazen che mantiene attivo il processo di realizzazione.

Il principio dello zazen deriva dalla nozione buddhista di assenza di scopo (apranihita). Considerata l’impermanenza dei fenomeni, non vale la pena di inseguire nulla.

Nella pratica dello zazen, la calma e la tranquillità non si conquistano una volta per sempre; l’addestramento costante stabilizza il suo valore al punto di mantenerlo anche in mezzo alla confusione.

Il feedback positivo di zazen si adatta di volta in volta al contesto e alle circostanze esterne. Nel suo stato ottimale il praticante sarà capace di ridurre gli stati negativi della mente e nel contempo svilupperà una svegliezza percettiva che rende più facile cogliere i segnali dell’ambiente.


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