Percorsi di psicologia e pedagogia per educare e autoeducarsi nell’asilo nido e alla Scuola dell’Infanzia


Questo lavoro, che voglio dedicare a tutte le educatrici motivate, capaci di accrescere parallelamente anche la loro personalità, nasce e si sviluppa da un dubbio rispetto la qualità della relazione dell’adulto col bambino, e ancora più precisamente rispetto a quel tipo di relazione speciale che si instaura tra educatrici di un Nido, e della scuola in genere, e i bambini presenti. Il dubbio è riferito alla motivazione che sostiene quotidianamente le educatrici e quindi l’azione pedagogica, e verte sulla possibilità che ad un certo punto della loro vita professionale le educatrici possano sentirsi all’interno di una grande routine che non capiscono più. Rivolte ai soli bambini e alla ripetitività queste educatrici rischiano di dimenticare o non vedere il tesoro nascosto nella costante attenzione alle circostanze; rischiano cioè di rendere meccanico il loro lavoro e non riconoscere che dietro i loro presunti insegnamenti c’è un mondo ancora tutto in evoluzione che le riguarda personalmente una ad una. Il modo di procedere con sapienza in questo costante e reciproco ‘dare’ e ‘avere’ io lo chiamo “pratica”, in quanto lavoro concreto che produce esperienza personale e consapevolezza di sé. Si tratta di riconoscere, e mi rifaccio ad un’affermazione di C.G. Jung, che quando si parla di educazione ci si riferisce sostanzialmente all’educazione del bambino e si trascura quella dell’adulto in genere. “Nutro quindi il sospetto”, dice Jung, “che il furor paedagogicus non sia che una facile scorciatoia per aggirare il problema sostanziale: “l’educazione dell’educatore”. I bambini si educano per mezzo di ciò che un adulto “è”, non per mezzo delle sue chiacchiere”.

Poiché troppo spesso gli educatori non possono evitare di continuare a trasmettere gli stessi condizionamenti e pregiudizi di cui essi stessi sono prigionieri, la ricerca ha come oggetto un possibile decondizionamento e l’individuazione di un fondamento psicologico grazie al quale sia possibile manifestare ciò che di meglio vi è nell’essere umano, o come dirò più avanti, ciò che di più autentico c’è in ogni essere umano. L’indagine ci conduce alla conoscenza e all’esperienza di noi stessi, a ciò che nel tempo resta immutabile e alle condizioni che nel tempo favoriscono atteggiamenti e comportamenti.

La riflessione dovrebbe prendere in considerazione le premesse dell’attività mentale e le modalità del conoscere. L’educatore, condividendo l’anima del bambino non dovrebbe fare a meno di chiarire la sua stessa natura; talché non ci si prende solo cura del bambino, ma attraverso questo veniamo anche curati, e attraverso di questo ci vengono forniti grandi insegnamenti, maturando come individui attraverso un comportamento che non lascia nulla al caso.

Questo libro, che fa da compendio e sintesi ai miei precedenti “Programmare al Nido” e “L’educazione e lo Zen”, è la manifestazione di un amore che non posso fare a meno di esprimere nonché una riflessione condivisa con il mio gruppo educativo che si è andato formando e trasformando nel tempo e con cui da anni ci confrontiamo anche in momenti insospettabili, quando cioè le giornate sembrano trascorrere senza interventi da me formalizzati o programmati.


Puoi visualizzare e scaricare direttamente il libro



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