Nel tortuoso cammino dell’esistenza ciò che vogliamo raggiungere non è altro che la relazione più profonda possibile con la nostra anima e comprendere cosa sia la continuità della vita. Per mezzo della creatività, di tecniche o discipline c’è questo segreto bisogno di salvare la propria anima.


In molte antiche rappresentazioni mitiche la realtà dell’anima è rappresentata come una prigioniera che viene liberata dal drago o mostro per mano di un eroe, e che così facendo ritrova o conquista un tesoro. L’anima di fatto è prigioniera della materia e renderla libera attraverso l’atto eroico significa trovare la più grande ricchezza.


L’intimità dell’anima con la materia e col mondo ritrova la sua espressione più efficace nella relazione, nella bellezza, nel sensuale e nell’erotismo, lì dove riaffiorano sensazioni, aromi e reminiscenze che ci trasportano fuori dal tempo ordinario.


Uno dei più importanti esempi storici del processo di rigenerazione dell’anima o di trasformazione della vita è rintracciabile nei rituali funebri etruschi e nella credenza di un’anima rigenerata che ritorna alla sua origine. Le “Vie cave” scavate nella roccia dagli antichi Etruschi per esempio, collegavano il mondo dei vivi al mondo invisibile “di sotto” tracciando monumentali tragitti tra città e necropoli. In quei tragitti era collegata la loro anima. La forma di coscienza più elevata dell’epoca era rappresentata dallo psicopompo, la guida delle anime nell’oltretomba che accompagna lo sviluppo degli stadi della coscienza attraverso la successione dei trapassati che via via vengono “iniziati” ai misteri nei quali sono riuniti in modo totalmente irrazionale elementi opposti come ‘terreno’ e ‘celeste’ o amorale e angelico. Questo segreto mondo inferiore può giungere ad una notevole attività produttiva come confermano i corredi funerari che riproponevano le abitudini dei vivi attirandoli verso il conosciuto ma permettendo all’anima di separarsi dalla vita sociale e liberarsi dalle cose terrene.


Reminiscenze classiche dell’anima appaiono soprattutto sotto forma di coribante menade o ninfa, ma non è rara anche la variante dell’ondina, dice Jung, il cui carattere soprannaturale è indicato dalla coda di pesce, slittando così nel mondo animale e in quello sotterraneo. Come per le sirene, questa natura particolare e mitica può condurre alla rovina gli uomini che cadono vittima del loro canto allettante allontanandoli dalla realtà e inseguendo un sogno ideale di amore e felicità. Come certi ignoti aspetti della natura, l’aspetto negativo di queste figure personificano il carattere tenebroso e distruttivo dell’elemento psichico che colpisce l’uomo che non lotta per “liberare la prigioniera” ed elevarsi così ad un grado di coscienza superiore.


Le vere esperienze di una vita sono contenute nella vita dell’anima, ed è solo collegando ad essa la nostra storia personale che ci sarà possibile sottrarci alla collettività per raggiungere lo stato di autonomia, quello che ci consente di essere realmente creativi, sconfinando allora anche nella vita degli altri.


Le emozioni pure, quelle di genuini stupori, di esperienze di prima mano che ci permettono di entrare in un’intima connessione col mondo e con le persone, sono il cibo per l’anima, il suo nutrimento grazie al quale è possibile recuperarla, e con essa recuperare la nostra originaria mente infinita.


Ogni fine è un nuovo inizio, una nuova possibilità che trova la sua risposta nell’anima, grazie alla quale la vita si rinnova…


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.