Il collage


Il collage di cui parliamo tratta dell’applicazione di carta su carta con l’ausilio di un collante che permette una costruzione di immagini assemblate.

I pezzetti di carta applicati al supporto necessariamente in cartoncino potranno essere ritagliati con forbicine, specie quando si tratta di un disegno o di una immagine precostituita, o strappati con le mani. In entrambi i casi si tratta dello sviluppo di abilità oculo-manuali che privilegiano il fenomeno estetico.

Un collage, questo a lato, derivato da precedenti disegni a pennarello e ritagliati e applicati con colla stick su supporto di cartoncino colorato scelto a piacere. Sono composizioni a valenza sensoriale e motoria ricche di stimoli immaginativi se i bambini sono lasciati liberi di apportare le più svariate modifiche.


Lo stesso tema si sviluppa con composizioni più estemporanee eseguite strappando scrupolosamente la carta da collage liscia e colorata. Si rendono interessanti quelle composizioni, di natura astratta, che creano una certa matericità nel sovrapporre spontaneamente più pezzetti di carta.

Queste sovrapposizioni di carte e cartoncini si rendono ora ancora più evidenti con la carta velina colorata che crea un mosaico di luci e sfumature create quasi per magia anche in virtù degli strappi spontanei apportati dai bambini. Non va dimenticato a tale proposito il lavoro fine-motorio delle mani dei bambini in coordinazione con i modelli psicosomatici ancora attivi e presenti in forma pura nella loro psiche, quegli stessi modelli originari che permettono loro quella velocità di esecuzione senza ripensamenti paragonabile a un “saper di già” della natura umana inconscia.


I collage si possono estendere ad elementi della natura esterna come le foglie; stupende quelle in Autunno per consistenza, forma e colore, lasciate libere di riempire un cartoncino oppure indirizzate per creare un albero il cui tronco è stato precedentemente preparato dai bambini stessi.


Nella creazione di composizioni più complesse si potranno ritagliare, per esempio, i vari elementi che designano una fattoria precedentemente disegnati. Questi elementi dovranno essere conosciuti dai bambini per gestirne il senso e la collocazione nello spazio. Per la fattoria i bambini hanno scelto il tipo e il colore del cartoncino da supporto, poi hanno disegnato su carta il prato, le montagne, la casa, gli animali e qualunque altra cosa gli sia venuta in mente ritagliandole con cura per poi incollare tutti gli elementi secondo un ordine e uno schema compositivo logico. A lavoro ultimato, ogni bambino ha deciso se sentiva il bisogno di aggiungere qualcosa, per esempio la staccionata stagliata sull’orizzonte della collina, con un pennarello marrone.

Questi due tipi di composizione hanno come tema il mare e le onde: nel primo caso viene ancora usata la carta da collage azzurra e blu applicata su cartoncino celeste che fa da sfondo al tema stesso; al centro c’è un’isola creata con la farina di polenta e due palme costruite ritagliandone il disegno del tronco e della chioma precedentemente effettuato e applicate sul supporto. Le onde del mare sono il risultato dello strappo della carta da collage ordinaria di colore azzurro e blu per creare più vibrazione. Nel secondo caso le forme della composizione sono ridotte al minimo, sintetizzate per aiutare il bambino nella difficile operazione di inserirvi la plastilina o la creta. Un’operazione questa che richiede una particolare abilità, conquistata lentamente nel tempo grazie alla confidenza precedentemente presa e sviluppata giocando e lavorando con quei materiali.

Pubblicazioni Pedagogia


Un sintetico resoconto delle pratiche educative con i bambini, troppo spesso portate avanti in maniera automatica o distratta, ci viene in aiuto per consentir, a chi se ne occupa quotidianamente di rifarsi a consigli e suggerimenti espressi con poche parole ed espressioni semplici ma maturate in tanti anni di esperienza e di riflessione.

“Solo se l’educatore è in grado di attivare le potenzialità del bambino avrà compiuto la sua missione di portare alla luce le risorse interiori di cui ognuno dispone. Per realizzare questo, l’adulto non dovrà mai sostituirsi al bambino, così come nessuno puo’ sostituirsi a un altro”.


Una delle doti principali che l’educatore deve sviluppare per il suo lavoro è la capacità di condividere con il bambino le esperienze che emergono quotidianamente al nido. Una condivisione empatica permette all’educatore di vedere le cose dal punto di vista del bambino,adattando sè stesso e il proprio contributo pedagogico al livello del suo interlocutore senza aggrapparsi necessariamente a particolari modelli o dottrine.


Terra dei piccoli

Videointervista con Raffaele Santilli – giugno 2013


  1. Progettare significa costruire dei significati e degli obiettivi che devono essere realizzati e valutati. In un secondo momento la costruzione dei significati e degli obiettivi potranno essere documentati nella loro realizzazione.
  1. Progettare significa indagare: per questo sono previsti strumenti osservativi tesi a cogliere i processi di interazione e apprendimento sollecitati nei bambini. Grazie a tali riflessioni sulla prassi educativa sarà possibile valutare il grado di qualità delle proposte e le risposte dei bambini.
  1. La progettualità deve tenere conto di tutte le componenti della personalità in evoluzione del bambino, così da aiutarlo a e-ducerne i contenuti.
  1. Il Progetto educativo deve garantire la costruzione dell’identità personale del bambino attraverso una ricchezza di linguaggi e percorsi di esplorazione e conoscenza.
  1. Il Progetto educativo deve prevedere in che modo si arriverà a certi risultati, evitando che l’offerta sia confusa e approssimativa.
  1. Il Progetto educativo, come qualunque altro progetto, si contrappone all’automatismo del pensiero e dei comportamenti. La creazione e lo sviluppo di un progetto educativo, per un adulto è anche una grande opportunità di mettere in campo le varie sfaccettature dei propri talenti e della propria cultura.
  1. Un progetto educativo deve prevedere degli obiettivi per quel che riguarda la realizzazione delle varie fasi e per quel che riguarda l’intenzionalità strettamente educativa posta in opera dall’educatore, affinché ogni singolo bambino tragga tutti i benefici possibili dalla complessità delle offerte e dalle circostanze.
  1. S’è detto che il Progetto educativo è un’insieme strutturale di interventi e offerte ludico-pedagogiche al cui interno si trovano regole precise riguardo i tempi e i modi di portarli avanti nel rispetto dell’età dei bambini.
  1. Le finalità del Progetto educativo devono garantire un’attenzione mirata alla crescita e allo sviluppo delle potenzialità del bambino in sintonia con la famiglia, alla quale viene offerto un sostegno nell’affrontare i bisogni relativi alla vita e all’educazione dei loro figli, in linea con le conoscenze e i principi di un servizio.
  1. In un contesto specifico come il Nido, progettare significa non dare nulla per scontato.

L’autonomia progettata

Percorsi di psicologia e pedagogia per educare e autoeducarsi nell’asilo nido e alla Scuola dell’Infanzia


Questo lavoro, che voglio dedicare a tutte le educatrici motivate, capaci di accrescere parallelamente anche la loro personalità, nasce e si sviluppa da un dubbio rispetto la qualità della relazione dell’adulto col bambino, e ancora più precisamente rispetto a quel tipo di relazione speciale che si instaura tra educatrici di un Nido, e della scuola in genere, e i bambini presenti. Il dubbio è riferito alla motivazione che sostiene quotidianamente le educatrici e quindi l’azione pedagogica, e verte sulla possibilità che ad un certo punto della loro vita professionale le educatrici possano sentirsi all’interno di una grande routine che non capiscono più. Rivolte ai soli bambini e alla ripetitività queste educatrici rischiano di dimenticare o non vedere il tesoro nascosto nella costante attenzione alle circostanze; rischiano cioè di rendere meccanico il loro lavoro e non riconoscere che dietro i loro presunti insegnamenti c’è un mondo ancora tutto in evoluzione che le riguarda personalmente una ad una. Il modo di procedere con sapienza in questo costante e reciproco ‘dare’ e ‘avere’ io lo chiamo “pratica”, in quanto lavoro concreto che produce esperienza personale e consapevolezza di sé. Si tratta di riconoscere, e mi rifaccio ad un’affermazione di C.G. Jung, che quando si parla di educazione ci si riferisce sostanzialmente all’educazione del bambino e si trascura quella dell’adulto in genere. “Nutro quindi il sospetto”, dice Jung, “che il furor paedagogicus non sia che una facile scorciatoia per aggirare il problema sostanziale: “l’educazione dell’educatore”. I bambini si educano per mezzo di ciò che un adulto “è”, non per mezzo delle sue chiacchiere”.

Poiché troppo spesso gli educatori non possono evitare di continuare a trasmettere gli stessi condizionamenti e pregiudizi di cui essi stessi sono prigionieri, la ricerca ha come oggetto un possibile decondizionamento e l’individuazione di un fondamento psicologico grazie al quale sia possibile manifestare ciò che di meglio vi è nell’essere umano, o come dirò più avanti, ciò che di più autentico c’è in ogni essere umano. L’indagine ci conduce alla conoscenza e all’esperienza di noi stessi, a ciò che nel tempo resta immutabile e alle condizioni che nel tempo favoriscono atteggiamenti e comportamenti.

La riflessione dovrebbe prendere in considerazione le premesse dell’attività mentale e le modalità del conoscere. L’educatore, condividendo l’anima del bambino non dovrebbe fare a meno di chiarire la sua stessa natura; talché non ci si prende solo cura del bambino, ma attraverso questo veniamo anche curati, e attraverso di questo ci vengono forniti grandi insegnamenti, maturando come individui attraverso un comportamento che non lascia nulla al caso.

Questo libro, che fa da compendio e sintesi ai miei precedenti “Programmare al Nido” e “L’educazione e lo Zen”, è la manifestazione di un amore che non posso fare a meno di esprimere nonché una riflessione condivisa con il mio gruppo educativo che si è andato formando e trasformando nel tempo e con cui da anni ci confrontiamo anche in momenti insospettabili, quando cioè le giornate sembrano trascorrere senza interventi da me formalizzati o programmati.


Puoi visualizzare e scaricare direttamente il libro



Inaugurazione con Veltroni

Nell`ottobre del 2004 il sindaco Walter Veltroni inaugura l`asilo nido “Le Farfalle” e l`attigua piccola Scuola dell`Infanzia in cui vengono esposti i lavori di bambini che prenderanno parte al progetto “Il grande cerchio magico“.

Nella stessa occasione vennero invitati i rappresentanti delle varie tradizioni buddhiste, ricerca culturale e politica per lo sviluppo dei processi evolutivi e tematiche sociali soprattutto riferite alle culture alternative.

Visita del sindaco all’asilo nido privato “Le Farfalle” (da redazione Arvalia on line Munic. XV).

“Il nostro obbiettivo- ha detto il sindaco Veltroni, durante la visita fatta Giovedì 14 Ottobre al nido “Le Farfalle”, aperto nel nostro municipio in Via Casetta Mattei, e convenzionato con il Comune- dovrebbe essere quello di rendere la vita dei bambini il più possibile serena e felice.

Aprire posti come questo nido è sempre la cosa più bella del nostro lavoro. E fa sperare che domani avremo anche una città migliore e ragazzi con una visione meno cupa del futuro”.

La visita del sindaco, dell’assesore alle politiche educative Maria Coscia e alle periferie Luigi Nieri, accompagnati dal presidente del XVMunicipio Giovanni Paris e dall’assessore municipale alla scuola Fabrizio Grossi, presso la struttura privata “Le Farfalle”, convenzionata con il Munic.XV per ospitare 40 bambini da 0 a 3 anni, si inserisce nella politica dell’amministrazione capitolina verso servizi di qualità per l’infanzia.

“Per il Municipio, che in questa veste è il controllore della struttura, questo nido- ha detto nell’incontro il presidente Paris- è motivo d’orgoglio. Siamo all’interno di un parco , e si riesce a garantire un buon livello di qualità.”


Children Better Way

Il Ghana, una nazione dell’Africa Occidentale sul Golfo di Guinea, deve la sua fama alla ricca fauna selvatica, alle vecchie fortificazioni e alle spiagge appartate, come quelle di Busua. Le città costiere di Elmina e Cape Coast ospitano i posuban (tipici altari), edifici di epoca coloniale e castelli oggi trasformati in musei, che restano a testimonianza della tratta degli schiavi. A nord di Cape Coast, nel vasto Parco Nazionale di Kakum si trova una passerella di legno che attraversa la vegetazione.Capitale: AccraFuso orario: UTC+0Inno nazionale: God Bless Our Homeland GhanaForma di governo: Repubblica presidenziale unitaria


I bambini sono un dono di Dio e sono le basi della nostra sopravvivenza. Non tutti hanno il privilegio di vivere la vita normalmente, per cui l’assistenza e l’amore per i meno fortunati nella società possono fare una grande differenza.

La storia

Nel 1981, a Winneba, la signora Emma Boafo Yeboah viveva con una coppia americana, i signori Etta Ernest. Lei si occupava di sei bambini bisognosi, che erano aiutati dalla coppia americana. Prima della loro partenza, i coniugi americani lasciarono ad Emma dei fondi per permetterle di proseguire gli studi e per altri suoi bisogni,suggerendo di mandare i sei bambini in un orfanotrofio. Ma il suo amore per questi bimbi le fece lasciare gli studie piuttosto utilizzò i fondi per crescerli. Nel 1983, in un periodo di siccità, Emma si trasferì ad Awatu Bawaijase dove il cibo costava relativamente meno e dove viveva in una casa in affitto con dodici bambini bisognosi. Successivamente, nel 1996, l’attuale casa fu terminata e vi si trasferirono. Nel 1994 la casa per bambini fu regolarmente registrata presso il Dipartimento degli Affari Sociali del Governo del Ghana.

La nostra missione

La “Countryside Chuldren’s Welfare Home” (Casa in campagna per il benessere dei bambini), Orfanotrofio di Bawjiase, cerca di venire incontro alle necessità dei bambini bisognosi, crescendoli con le risorse che Dio procura attraverso gli uomini.

I nostri risultati

La Casa è riuscita a registrare un buon numero di casi di sopravvivenza dei bambini abbandonati mandati dal Dipartimento degli Affari Sociali, così come da altre parti, alcuni dei quali arrivati alla casa in condizioni critiche. La Scuola preparatoria della Casa dà una buona base ai bimbi della comunità, come anche dimostrato nei casi in cui passano alla scuola elementare. I bisogni di base come cibo, abiti, un riparo e ricreazione sono procurati a tutti i bambini della Casa grazie alle donazioni di singoli privati, chiese, organizzazioni e famiglie.


Lettera di ringraziamento (31 marzo 2004)

Cari Signori, i Capi Tradizionali, l’Associazione Genitori-Insegnanti, il Comitato di gestione della Scuola, gli insegnanti di tutta la comunità di “Nsemaba” scrivono per esprimere la profonda GRATITUDINE ai bambini ed al management della scuola asilo di Roma “LE FARFALLE” per aver donato giochi educativi al nostro asilo. Ringraziamo anche lo staff di “Ricerca e Cooperazione” per il continuo sostegno alle nostre comunità bisognose e per aver fatto da tramite in questa donazione ai nostri bambini.

La donazione è stata uno stimolo per i bimbi e pertanto la riceviamo con immensa gioia. Siamo rimasti molto colpiti dalla possibilità che la vostra istituzione possa adottare la Scuola Nsemaba, che copre cinque comunità di contadini con tre asili nido. E’ la nostra seria richiesta che simili donazioni vengano offerte anche alle nostre comunità sorelle. Preghiamo anche in futuro ci venga offerta altra simile assistenza.

Lunga vita alla scuola “LE FARFALLE“, a “Ricerca e Cooperazione” e possa Dio benedirvi.

Contiamo molto sulla vostra cooperazione, in fede

(firmato dall’On. John Adukwaw del Distretto Elettorale di Aketaky)



Il gioco della sabbia

Questo gioco con la sabbia prende le mosse dal coinvolgente piacere che si ottiene dal toccare e manipolare l’elemento più universale che è la terra. La terra è madre in tutti i sensi e non a caso il nostro pianeta prende il suo stesso sostantivo per riconoscersi come l’elemento più diffuso e generativo di sostanza, vegetazione e vita.

Il gioco della sabbia viene anticipato per i più piccoli dal gioco con la farina di polenta per il fatto che a quell’età i bambini mettono tutto in bocca nel tentativo di entrare in relazione con gli elementi e gli oggetti al fine di conoscerli. Spesso il gioco della sabbia è destinato a chi, per mancanza di un giardino adeguato, non può esplorare e manipolare la terra.

Questo vale comunque anche per chi, nei lunghi mesi freddi e piovosi è costretto a restare all’interno del Nido senza il contatto diretto con gli elementi naturali che sollecitano la sfera emozionale del bambino.

La storia del gioco della sabbia ha origini terapeutiche derivanti dalla grande lezione psicologica di Carl Gustav Jung che scorse nell’espressività simbolica del materiale sabbioso la cura di alcuni suoi pazienti creativi. Nel processo di raffigurazione plastica l’analista vuole scorgere il significato simbolico del panorama psichico del paziente per riconoscerne i significati più profondi. Il carattere ‘modellizzante’ della sabbia conduce alla costruzione di possibili configurazioni psichiche prodotte dall’immaginazione spontanea riferita ai processi inconsci che hanno anche a che fare con l’elaborazione dell’Io e le trasformazioni attinenti che nel corso del tempo ne determinano gli sviluppi o meno.

Fu la dottoressa Lowenfeld di Londra ad inaugurare questo gioco col nome di “gioco del mondo” in riferimento ad alcune figurine plastiche, pupazzetti e casette che articolavano uno scenario di vita che il bambino rendeva vissuta sulla sabbia. Presto la misura del gioco venne limitata a quella di una cassetta di legno per poter corrispondere al campo visivo del paziente. Il gioco con la sua modalità in forma terapeutica fu poi sviluppato dalla dottoressa Dora Kalff che ne perfezionò alcuni punti.

Negli anni Ottanta fu Paola Tonelli ad introdurre in maniera più accessibile e pertanto più ridotta il gioco della sabbia nel contesto pedagogico, eliminandone gli aspetti terapeutici relativi all’interpretazione psicologica che giustamente considerò fuorvianti in ambito educativo.

Il contenitore della sabbia, una scatola di legno di 58X45X9, venne ben presto conosciuto col nome di “scatola azzurra” per via del colore intenzionalmente dipinto al suo interno per evocare il cielo e il mare; aiutata da scatolette contenenti animali, casette, pupazzetti, rametti, sassi, conchiglie ecc., per completare il gioco, dette vita ad un laboratorio della sabbia che è entrato a far parte delle attività privilegiate del Nido, sostituendo a volte la scatola di legno con una lettiera per gatti.

Lo spazio limitato della scatola è protettivo, in cui è possibile esplorare il proprio mondo emotivo che molto spesso è traducibile come “madre” nel senso però più ampio della parola di materia e vita. Questa materia e vita contenuta in uno spazio protetto ricrea il contatto di fiducia originario come esperienza dell’attualità. Il bambino è completamente libero nella sua creazione e nella scelta della sua composizione attraverso l’utilizzo dei piccoli oggetti di supporto che gli consentiranno inoltre operazioni di classificazione, sequenze logiche ed elaborazioni di categorie.

In ogni fase esplorativa è come se il bambino ricercasse qualcosa di nascosto che in realtà vorrebbe trovare in sé stesso. La composizione infatti è in continuo mutamento come è lui stesso; ecco perchè gli verrà fornito un congruo numero di elementi (omini, guerrieri, animali selvatici e domestici, alberi, cespugli, fiori secchi, automobili, treni, barche ecc.) e materiali che possano formare colline, rocce, gallerie, fiumi ecc., in modo da dargli la possibilità di far agire in sé stesso quelle figure e situazioni che secondo la sua esperienza e la sua fantasia realizzino per lui le fasi della sua evoluzione.

Gli oggetti miniaturizzati e i materiali naturali che aiutano il bambino ad elaborare le sue fantasie, saranno riposti ogni volta dopo il gioco, in contenitori o scatole di diverso colore per meglio identificarne il differente contenuto suddiviso in categorie (casette – pupazzi – animali… ecc.).

L’esperienza sensoriale espande la mente percettiva del bambino che creando delle storie si mescola con la dimensione onirica del sogno, aiutandolo a conoscere meglio il proprio mondo e la propria identità. A differenza di quanto accade all’adulto la cui identità e la conoscenza reale del mondo dipendono proprio dalla capacità di distinguersi, per il bambino piccolo si tratta di un tipo di conoscenza indiretta dovuta ancora al mantenimento di un contatto diretto con tutto ciò che gli evoca la vicina origine della vita che si connette alla sfera della nuova coscienza.

L’intenzione della Kalff era già quella di cogliere internamente alla raffigurazione la simbologia di un ordine interno relativo all’evoluzione o meno della personalità del bambino, a partire dall’immagine ‘centralista’ della figura materna. Col tempo però, questa centralità “materna” può venire decentrata in favore di un positivo impulso a manifestare qualcosa di intimamente personale, il rapporto col quale prende forma nelle immagini plasmate nella sabbia in tutte le fasi decisive dello sviluppo.

“Spesso i bambini rappresentano nella cassetta di sabbia una scena in un cerchio, o delimitano un territorio quadrato, oppure formano una figura che ricorda un’ovale o una spirale.” (Schlegel)

Il rapporto con il centro, così come viene raffigurato dalle figure plasmate con la sabbia, ha una stretta analogia con certi culti, soprattutto orientali, il cui simbolismo fondamentale evoca un “ordine interno” che è preesistente alla coscienza. Si tratta del rapporto con il centro della psiche umana idealizzato nell’immagine del Mandala, una forma chiusa, compiuta, circolare, che risulta essere un prodotto spontaneo della mente e che rimanda all’idea di ‘perfezione’; questo tipo di immagini sorgono anche e soprattutto attraverso i sogni. Il bambino li riproduce spontaneamente durante il suo lavoro espressivo e creativo essendone ancora completamente e intimamente connesso e influenzato.

Secondo Jung infatti, i Mandala sono “luoghi di nascita”, simboli di processi naturali di trasformazione. La natura utilizza uno schema fondamentale la cui immagine induce a intraprendere una direzione e uno sviluppo ordinato. Si tratta anche spesso di decorsi a spirale che ritroviamo nella crescita delle piante, e infatti il motivo della pianta, dell’albero e del fiore ricorre frequentemente nei sogni o nelle fantasie spontanee rappresentate in disegni.

Il significato psicologico del Mandala è universale, poiché in ogni individuo esiste una disposizione inconscia a riprodurre questo tipo di simbolo sia nella forma che nel contenuto. In fondo all’anima continuano a vivere ed agire contenuti psichici che inducono a ricreare sempre lo stato di unità col tutto. Per noi, dice Jung, queste verità sono andate disperse e per ritrovarle dobbiamo esplorare le antiche culture e consultare gli antichi testi; oppure possiamo trovarne traccia nella produzione spontanea degli uomini creativi, dei pazienti clinici o dei bambini. Ma molto più frequentemente è nei sogni che possiamo riscontrare processi inconsci che si muovono in cerchio attorno a un centro.

Lo sviluppo dell’Io, della coscienza, della personalità e infine dell’individualità è infatti basato precisamente sull’elemento circolare, dell’autarchia” intesa come unità e compiutezza che esprimono la forza della vita in contrapposizione al disorientamento e all’instabilità, e come la ritroviamo nello sviluppo di un’individuazione preannunciata, nei suoi lineamenti evolutivi e decisivi già nella prima infanzia così come lo possiamo vedere col gioco della sabbia in cui viene evidenziato il modo in cui la formazione dell’Io e della coscienza sono ampiamente governate, seppur inconsciamente, dall’autoconfigurazione.

Le tendenze narcisistiche proprie del bambino, che risultano già come riferimento autarchico, costituiscono molto spesso un presupposto essenziale per il successivo autosviluppo.



Laboratorio Grafico-Pittorico


“L’educatore che privilegia l’aspetto espressivo dei bambini è certamente un adulto interessato alla loro crescita emozionale…” (R.Santilli)


LE MANI DEI BAMBINI CHE GIOCANO: MANI CHE PARLANO

Le varie forme di attività ludiche, specie se praticate in piccoli gruppi, garantiscono una rilassata concentrazione per ogni singolo bambino e la possibilità, da parte dell’educatore che li segue, di approfondire direttamente i temi dell’osservazione che riguardano il comportamento e le varie forme di apprendimento in modo da sostenerne e valorizzarne i significati valutando i propositi del Progetto educativo.

E’ attraverso le attività di esplorazione e sperimentazione che il bambino può elaborare la realtà e il proprio essere nel mondo. Certe attività in cui predomina la scoperta e la curiosità possono imprimere nel bambino l’impronta di una vera esperienza che lo incoraggia a crearsi quelle condizioni di apprendimento i cui principi di base possono aiutarlo a risolvere piccoli e grandi problemi. Nella sua libera curiosità, incoraggiato nell’esplorazione, il bambino potrà utilizzare oggetti o materiale amorfo come la sabbia, la plastilina o anche l’acqua, per verificarne la consistenza, confrontare le reciprocità e scoprire che non possiedono una forma propria ma che possono assumerle tutte attraverso la manipolazione o nei differenti contenitori, e anche mischiarle insieme creando sempre nuove soluzioni.

La sensazione di piacere che il bambino prova giocando va sostenuta affinché il piacere continui anche dopo. Le mani dei bambini si rendono ogni giorno più sensibili alle cose del mondo trasmettendo i loro messaggi a tutto il sistema psico-somatico che affinandosi compirà operazioni sensoriali, simboliche e cognitive sempre più complesse e cariche di significati.

Fare esperienza dei vari materiali, manipolare sostanze, pasticciare, impastare e formare cose, sono operazioni che promuovono il riconoscimento di ciò che è reale in tutte le differenze. L’esperienza del piacere è data soprattutto dalla sensazione che con l’azione delle loro stesse mani possono modificare la sostanza del mondo a loro piacere seguendo schemi invisibili che, facendo parte della loro intima natura, li rassicurano nel penetrare il segreto della materia padroneggiandola e sentendosi così incoraggiati e fiduciosi in se stessi e nella vita.

Anche il bambino che impugna una matita, un pennarello o un pennello comincia a costruire un cosmo immaginifico e prova piacere nella sua esplorazione, costellando elementi psichici che sottintendono a un’identità inconscia tra il ‘dentro’ e il ‘fuori’ di cui l’immagine prodotta è mediatrice a anima. Una magia ‘simpatica’ è all’opera dando vita al contenuto interiore attraverso un linguaggio che è prossimo al sogno, mettendo in libertà tendenze individuali improduttive che non pongono limiti alla realtà.

L’universo del bambino che anima la materia inerte fa leva su questi ‘motivi interiori’ che esistono autonomamente come processi inconsci oggettivi. Si tratta di una continua rielaborazione di tendenze istintive che si sviluppano secondo leggi proprie da quella disposizione poetica che viene definita come “fantasia creativa”.

L’educatore che privilegia questi aspetti espressivi del bambino è certamente un educatore interessato alla sua crescita emozionale, libero dal desiderio di “insegnare”. Quando lo sfondo emozionale del bambino è sufficientemente sostenuto e incoraggiato da un adulto competente, si crea un’influenza energetica che amplifica il “pensare per immagini”.



Progetto Scuola dell’Infanzia

“Il solo compito dell’insegnante è insegnare la creatività” (Albert Einstein)


La Programmazione della Piccola Scuola Sperimentale dell’Infanzia de “Le Farfalle” prevede occasioni di insegnamento diretto e indiretto, formale e informale, attraverso sperimentazioni, La progettazione-programmazione deve prevedere un metodo di lavoro che promuove esperienze significative attraverso “rimandi” espressivi, cognitivi e sociali definiti come “lavoro per progetti”, un percorso educativo e didattico poco strutturato all’origine per permettere di costruire insieme ai bambini, gradualmente, occasioni collegate tra loro attraverso un “modello di ricerca” che non intenda solamente definire contenuti, ma intenda suggerire la creazione di contesti a forte valenza relazionale in cui il bambino avrà modo di esprimersi, prendendosi il tempo di respirare e confrontarsi con il momento presente. La progettazione di interventi per la fascia di età tre-quattro anni si occupa di stabilire
percorsi formativi attraverso attività, proposte e occasioni ludiche pensate e preparate in riferimento all’acquisizione o meno, di abilità più specifiche introdotte dal Nido come percorso di continuità.
Particolare importanza rivestono alcune aree relative allo sviluppo armonico del bambino in relazione al suo corpo, al suo stato comunicativo e affettivo, alle sue capacità di esprimersi, verbalmente e con metafore di tipo ‘artistiche’ e, in generale, di interagire creativamente con le cose, le persone e l’ambiente.
Queste Aree dovranno essere osservate, rendicontate, valutate e documentate periodicamente nei loro percorsi. La verifica riguarda l’esito dell’intervento educativo in cui vengono analizzate le condizioni che lo hanno favorito o impedito. Avremo allora alcune aree di sviluppo con i loro rispettivi itinerari didattici da sviluppare che potremmo così rappresentare:

  • Area psicomotoria
  • Area socio-affettiva
  • Area linguistica
  • Area della logica
  • Area dei linguaggi espressivi

AREA PSICOMOTORIA:

  • il controllo degli schemi dinamici e posturali
  • la lateralità (destro- sinistro)
  • la capacità di riconoscere e verbalizzare le diverse parti del corpo
  • l’acquisizione grosso-motoria (corpo ), fine-motoria (dita), e la coordinazione oculo-manuale
  • lo sviluppo di capacità senso-percettive
  • il coordinamento del corpo secondo un ritmo

Itinerario didattico:
Esercizi allo specchio – con la palla – imitativi – esperienze motorie in coppia – impronta del corpo (mappa corporea) manipolazioni (pasta di sale, pongo, farina, riso, sale, polenta, ecc.) – sviluppo tattile (riconoscimento di materiali vari) percorsi motori (a salti, tipo “campana” ,“mondo” , rubabandiera, lupo mangiafrutta ecc.), apparecchiare sparecchiare.

AREA SOCIO-AFFETTIVA:
(obiettivi generali)

  • favorire la comunicazione e il linguaggio formale
  • riconoscimento e corretta pronuncia dei suoni e delle parole
  • rafforzamento delle capacità di ascolto, di comprensione, di memorizzazione
  • sviluppo delle capacità descrittive
  • capacità di decodificazione di immagini

AREA LINGUISTICA:
(obiettivi generali)

  • favorire la comunicazione e il linguaggio formale
  • riconoscimento e corretta pronuncia dei suoni e delle parole
  • rafforzamento delle capacità di ascolto, di comprensione, di memorizzazione
  • sviluppo delle capacità descrittive
  • capacità di decodificazione di immagini

Itinerario didattico:
Filastrocche – assonanze – diminutivi e accrescitivi – riconoscimento dei principali elementi che costituiscono una storia – lettura di immagini e fiabe – Inventare fiabe ed elaborarne gli aspetti.

AREA DELLA LOGICA:
(obiettivi generali)

  • promuovere la capacità di raggruppare, ordinare, quantificare
  • riconoscere forme e grandezze
  • operare corrispondenze e raggruppare elementi uguali e diversi (differenze)

Itinerario didattico:
Suddivisioni – classificazioni – abbinamenti – raggruppamenti – sequenze spaziali – sequenze temporali – sequenze numeriche – giochi ad incastro ( Lego, puzzle,Tangram, ecc.) -Colorare Mandala simmetricamente – Gioco dell’Oca -Disporre oggetti in ordine di grandezza, in ordine cromatico e in gruppetti di un unico genere – Preparare cestini che andranno a contenere ognuno un genere omogeneo di oggetti – Conoscere il nome degli oggetti di cui si dispone -Installazioni di oggetti e costruzioni.

AREA DEI LINGUAGGI ESPRESSIVI:
(obiettivi generali)

  • utilizzare mezzi e tecniche varie per produrre messaggi estetici o stati d’animo
  • esplorare la realtà fisica e rappresentarla con vari strumenti di comunicazione
  • esplorare e conoscere la realtà esterna
  • esplorare i vari mezzi espressivi
  • provare gioia e stupore nell’esprimersi liberamente (con i colori, con i gesti, con i suoni ecc.)
  • partecipare ad attività simboliche e “drammatiche”
  • stimolare l’uso creativo di forme e colori
  • esplorare la realtà sonora
  • usare creativamente materiale amorfo

Itinerario didattico:
Giochi col pongo, la plastilina, la farina, la sabbia ,la terra, sassi, rametti, fiori, varietà di foglie (osservazione, rappresentazione, sviluppo sensoriale), semina e orto (5), ecc. – uso dei colori a dita, delle tempere e di materiale strutturato – pittura con i pennelli – stampe con spugne ecc. – collage liberi e strutturati (forme conosciute) – disegni spontanei – giochi di travestimento e giochi simbolici – giochi con le marionette – danze, canti, balli – giocare ad inventare una storia – giocare a costruire una casa – attività ritmico motorie – filastrocche.

ORGANIZZAZIONE DELL’AMBIENTE E DEGLI SPAZI

L’ambiente (interno ed esterno) è concepito e vissuto come interlocutore educativo che con le sue opportunità sollecita i bambini ad esperienze di gioco, di ricerca e di scoperte e permette di muoversi autonomamente e sperimentare attivamente le proprie abilità e competenze tra coetanei.
Quotidianamente si avrà la possibilità, per tutti i bambini, di avere incontri con più materiali, più linguaggi e punti di vista che valorizzeranno l’espressività e la creatività.
Inoltre, il nostro grande spazio all’aperto permette belle passeggiate, la creazione di un orto biologico, la semina da parte dei bambini, il rastrellamento, la conoscenza delle piante aromatiche, della terra e di tutti gli elementi naturali dell’ambiente extraurbano tanto necessari per combattere l’impoverimento spirituale in un contesto sociale come quello attuale che rischia di mantenerci separati dal nostro ecosistema con cui siamo connessi.

Il nostro progetto

E’ rivolto al sostegno della famiglia e alla cura e
l’educazione del bambino nei suoi primi anni di vita
attraverso la costruzione di esperienze che dal
‘saper fare’ si producano in ‘saper essere’.
Ogni peculiare individualità si sviluppa da tempi e
modi che non dovranno essere anticipati. Per que-
sto motivo un maestro dice: “Se vedete qualcosa
che va corretta, correggetela. Se non c’è nulla da
fare, limitatevi a non fare nulla”.




Documentazione fotografica


Viaggio virtuale attraverso le immagini dell’Asilo Nido “Le Farfalle”