IL GRANDE CERCHIO MAGICO DEI BAMBINI
Un contributo alla psicologia archetipale di percorsi educativi

Nel corso della mia professione di educatore ho avuto molto spesso modo di osservare con grande stupore la libertà espressiva dei bambini, specie se veicolata dalla competenza e dall’entusiasmo dell’adulto che ne apprezza o ne critica con criterio e sincerità totale le pitture e i disegni.

Come pittore e profondo conoscitore dell’Arte, il mio stupore era riferito alla disinvoltura e alla facilità con la quale alcuni bambini potevano concentrarsi e sembravano entrare in un universo di ‘motivi’ interiori espressi attraverso un libero gioco di immagini che seguivano una propria legge interna. Questi ‘motivi’ sono strutture innate proprie della psiche umana che non hanno bisogno di essere evocati o veicolati da particolari Laboratori come si vede a volte in alcune zelanti scuole dell’infanzia. Pur apprezzando certe intenzioni e ritenendole anche interessanti, penso che interpretare alcuni dei famosi artisti del Novecento attraverso una sorta di elaborazione imitativa, non possa offrire al bambino nessun giovamento se prima non è stato aiutato a costruirsi un percorso autonomo basato sulla spontaneità totale. I bambini non hanno bisogno di essere influenzati e contemplare l’opera di altri per esprimere il ricco potenziale di immagini che formano l’infinito tracciato psichico umano, in caso è proprio vero il contrario, e cioè che molti artisti hanno lavorato sodo per svincolarsi dai condizionamenti e dalle categorie dell’età adulta e ritrovare in se stessi, e fuori di sé, quel “paradiso perduto” che è tipicamente patrimonio dell’infanzia. E proprio qui risiede il fascino dell’immediatezza e della purezza. L’opera dei bambini, non ancora formalizzata dalle richieste della società, non è estetica ma emotiva: segni e colori sgorgano spontaneamente dalla fonte primaria dell’essere attraverso quei ‘motivi’ che corrispondono, indisturbati, alla tendenza dell’anima. Nella mia esperienza mi è stata data la possibilità di verificarne il contenuto e la ricchezza.

Lo stupore più grande è riferito a quelle realizzazioni grafiche e pittoriche di bambini che pur non avendo mai visto una sola riproduzione di Kandinsky o Mirò erano spontaneamente capaci di riproporne la struttura, il colore, i moduli espressivi e l’armonia in generale.

Solo dopo aver raccolto un congruo numero di “lavoretti” non potei evitare di confrontarli e metterli in relazione con quelle di molti protagonisti della scena artistica del Novecento che misero in evidenza quei contenuti formali e informali in maniera non dissimile a questi tracciati spontanei dei bambini che sono all’origine della vita psichica.

Viste le somiglianze, non solo espressive, ma cromatiche e strutturali, e data la natura poetica delle configurazioni, ho applicato necessariamente il linguaggio e le concezioni della psicologia archetipale di C.G.Jung che si serve dei processi di simbolizzazione per descrivere l’esperienza della psiche attraverso quelle espressioni e quelle immagini, tipicamente umane, che gettano un ponte tra il mondo della mente conscia e quella inconscia.

Il progetto “Il Grande Cerchio magico dei bambini” dunque, prende le mosse dall’universalità dei segni e dei disegni dei bambini soprattutto in età prescolare, quando la giovane mente in evoluzione non è ancora condizionata dai prodotti, dagli stereotipi e dalle aspettative degli adulti.

In questo periodo si realizzano immagini di natura primitiva, istintuali ed espressive che come detto non si discostano dalle ricerche di molti famosi pittori del XX secolo, le rappresentazioni dei quali testimoniano una base comune con quelle infantili, strutturate entrambe da simboliche di chiara natura arcaica. Ogni opera infantile qui riprodotta dunque, è scaturita spontaneamente da ogni singolo bambino senza influenze “artistiche” di alcun tipo, ma solo da stati d’animo positivi.

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